daniel blake | melograni | bazar | felicità
lascio il caldo del letto alle solite puntuali 6|30 e striscio nel corridoio freddo.
micio mi aspetta come sempre in cima alle scale che portano in cucina, pronto per qualche carezza e una briciolina del mio plumcake.
micio mi aspetta come sempre in cima alle scale che portano in cucina, pronto per qualche carezza e una briciolina del mio plumcake.
un caffè con la schiuma e tanto zucchero | una doccia | un po' di radio | 50minuti dopo sono fuori casa. due sputi d'acqua e il traffico è già in tilt. arrivo in leggero ritardo.
amica|Em ripassa e ringhia, Suor|Pizzuta tormenta il tappo di un evidenziatore e si agita come se stesse seduta su un mucchietto di puntine da disegno. Ugly|Becky si lancia volontaria in filosofia: un mezzo|suicidio. ma chi minchia me lo ha fatto fare?
5|ore che sembrano non passare mai. fuori piove di brutto, dentro fioccano impreparati e diverse insufficienze. io rimedio un 6 in storia dell'arte grazie a quella dell'improvvisazione.
arriviamo all'ultima campanella tutti un po' frastornati.
corro a prendere il mio autobus.
per evitare gli schizzi degli automobilisti stronzi e le pozzanghere nelle scarpe, imbocco la stradina curva, laterale, quella con il giardinetto e il centro per l'impiego. di solito c'è sempre tanta gente, un po' fuori|un po' dentro, molti giovani ragazzi ma anche tanti uomini con le teste grigie che parlano di curriculum e cronologie|web con l'aria totalmente avvilita|smarrita.
mi fanno pensare al film I, Daniel Blake, visto in un cinemino quest'estate insieme ai miei.
(il film racconta l'odissea di un sessantenne, tra uffici di collocamento e assurdità burocratiche. alla sua storia s'intreccia quella di Katie, una giovane donna con due figli piccoli che non riesce a trovare lavoro. alcune scene sono molto ironiche, altre ti si infilano nello stomaco, ci rovistano dentro e te lo fanno sentire vuoto come quello di Katie. la scena alla banca del cibo, con il suo sapore così amaro e reale, ti si infila nel petto e ti spreme il cuore. mia madre si teneva una mano sulla bocca, quasi a pregare i singhiozzi di starsene giù|buoni. io mi mordevo le labbra, con gli occhi pieni|appannati)
(il film racconta l'odissea di un sessantenne, tra uffici di collocamento e assurdità burocratiche. alla sua storia s'intreccia quella di Katie, una giovane donna con due figli piccoli che non riesce a trovare lavoro. alcune scene sono molto ironiche, altre ti si infilano nello stomaco, ci rovistano dentro e te lo fanno sentire vuoto come quello di Katie. la scena alla banca del cibo, con il suo sapore così amaro e reale, ti si infila nel petto e ti spreme il cuore. mia madre si teneva una mano sulla bocca, quasi a pregare i singhiozzi di starsene giù|buoni. io mi mordevo le labbra, con gli occhi pieni|appannati)
dopo pranzo mi ficco sotto le coperte, domani c'è tema in classe, oggi relax.
ma verso le 17|00 mia madre mi chiede di fare un salto con lei al supermercato.
accetto. fare la spesa non mi dispiace.
riempiamo il carrello, siamo abbastanza veloci, mia madre ha la lista e sa a memoria dove stanno le cose. ci mettiamo in fila per pagare. sembra di essere ad un casello autostradale nel tardo pomeriggio di un 14|agosto. imbocchiamo la corsia della cassa 3. mi piacciono i numeri dispari, ma siamo inchiodati, non avanziamo di un passo. la cassiera è un bradipo minuto e occhialuto sulla cinquantina. è nuova, mia madre non l'ha mai vista. non fa che consultare un fascicoletto con i codici della frutta e della verdura. fa scorrere la merce sul lettore con estrema calma e delicatezza, come se questa fosse fatta tutta di cristallo e noi poveri in fila avessimo tutto il tempo del mondo.
l'esatto contrario di un'altra cassiera che invece la spesa te la lancia praticamente addosso. persino le bottiglie di olio, le manda in discesa libera sulla pista metallica.
l'esatto contrario di un'altra cassiera che invece la spesa te la lancia praticamente addosso. persino le bottiglie di olio, le manda in discesa libera sulla pista metallica.
cioè, compensatevi un attimo, cazzo.
mia madre ride perché in certe situazioni è quello che preferisce fare | invecchierò qui dentro. ma per caso siamo in ostaggio? vedi se trovi torta e candeline (compie gli anni questo mese).
sembra di stare in uno di quei serial inglesi dove tutto scorre m o l t o l e n t a m e n t e.
ad un certo punto la lumaca prezza due melograni a peso anziché cadauno.
il blocco totale. e per due frutti pieni di semini.
deve intervenire un'altra tizia, munita di chiave, per ripristinare la cassa.
il blocco totale. e per due frutti pieni di semini.
deve intervenire un'altra tizia, munita di chiave, per ripristinare la cassa.
penso: ma perché al posto di sta tartaruga non c'è tipo valerio?
arriva finalmente il nostro turno. la cassiera è sempre più lenta ed imbranata, ma ha un tono gentile, è così calma che quasi quasi mi fa rilassare, e penso: chissà che storia ha. forse era una Katie. di sicuro ha solo bisogno di un po' di tempo, o magari di qualcuno che la affianchi un attimo come si deve. ma in fondo che fretta abbiamo? non è che usciti da qui dobbiamo correre a salvare il mondo.
valerio l'ho conosciuto durante lo scorso|weekend.
ha 19 anni, gli occhi verdissimi, pieni di speranza ma che non vedono chiaro il futuro, e non sanno se sognare|urlare voglio scappare|voglio restare.
e poi ha un cuore fatto un po' a pezzettini, colpa di tante cose, anche di una storia con un ragazzo che sapeva dargli soltanto un gelato ogni tanto - leccato lontanissimo dalle persiane indiscrete del paese - ed una scopatina veloce, giusto il tempo di appannare i vetri della macchina.
e poi ha un cuore fatto un po' a pezzettini, colpa di tante cose, anche di una storia con un ragazzo che sapeva dargli soltanto un gelato ogni tanto - leccato lontanissimo dalle persiane indiscrete del paese - ed una scopatina veloce, giusto il tempo di appannare i vetri della macchina.
in una notte, valerio mi ha raccontato molto della sua vita, a tratti con fatica, a tratti in un flusso inarrestabile. non so perché fra tutti abbia scelto proprio me. l'ho ascoltato, in alcuni momenti ero io valerio e riuscivo a sentirlo. aveva bisogno di raccontarsi e l'ho lasciato fare.
e forse io adesso non dovrei raccontare nulla, che diritto ho?
e mi sento in parte una merda. una merda che scrive, una specie di parassita di storie altrui.
e mi sento in parte una merda. una merda che scrive, una specie di parassita di storie altrui.
ma ci sono tanti valerio, credo. e la sua storia somiglia a tante altre storie.
valerio si sveglia sempre all'alba, fa colazione con la madre. scendono da casa insieme per andare a lavoro. lei si prende cura di qualche anziano, lava|stira|mette in ordine le vite degli altri. lui dà una mano in un banco al mercato, per qualche soldo e qualche busta di frutta e verdura. finora non è riuscito a trovare altro. invia curriculum e riceve solo silenzi, o al massimo - senza neppure un colloquio - un gentile: il Suo profilo non corrisponde a quello richiesto, grazie e tanti auguri per la Sua carriera.
esiste un profilo particolare per riuscire ad impostare merce sugli scaffali? non lo sapevo.
esiste un profilo particolare per riuscire ad impostare merce sugli scaffali? non lo sapevo.
al pomeriggio valerio aiuta la zia che ha uno di quei bazar dove le signore, tra un pettegolezzo ed un caffè, comprano spole e gomitoli, set di lenzuola per le figlie, pacchi di mutande per i mariti, buste|sorpresa per i nipoti e ninnoli per se stesse.
il bazar della zia è da sempre il suo rifugio, la sua seconda casa, più calda della prima.
una bolla senza pensieri che profuma di chiacchiere, risate e candele.
una bolla senza pensieri che profuma di chiacchiere, risate e candele.
al bazar non ci sono i bulli, quelli che anni fa tentarono di far pipì nel cappuccio del suo giubbotto (io avrei detto pisciare, perché certe cose vanno dette per quello che sono).
ma soprattutto al bazar non c'è suo padre, perché suo padre se ne sta tutto il giorno chiuso in casa, con la sua tristezza rassegnata e contagiosa, le sue lattine di birra eurospin e un mal di schiena che potrebbe passare con un po' di fastum gel ma che lui si augura diventi un assegno di invalidità.
il fratello di valerio è scappato in germania, fa due lavori, divide l'appartamento con un padre di famiglia e solo ogni tanto spedisce 100 euro a casa. valerio non sa se imitarlo. qui non vede un futuro, mette quel che può da parte, ma allo stesso tempo non vuole lasciare la madre, la zia, il bazar, il caffè, le chiacchiere, le risate, il sole.
e perché dovrebbe farlo? non è giusto.
perché si deve essere costretti a lasciar proprio tutto, a rinunciare, ad andare via?
è altrove la felicità?
ma soprattutto, è questa la felicità?
doversi rinvasare in una terra fredda perché la nostra non riesce ad essere rigogliosa? e da soli, a masticare una lingua con un sapore brutto, a ricostruire tutto daccapo - amici, amori e affini - con le radici un po' spezzate e senza nessuno che ci aspetti a casa, senza le chiacchiere, le risate e il sole?
perché si deve essere costretti a lasciar proprio tutto, a rinunciare, ad andare via?
è altrove la felicità?
ma soprattutto, è questa la felicità?
doversi rinvasare in una terra fredda perché la nostra non riesce ad essere rigogliosa? e da soli, a masticare una lingua con un sapore brutto, a ricostruire tutto daccapo - amici, amori e affini - con le radici un po' spezzate e senza nessuno che ci aspetti a casa, senza le chiacchiere, le risate e il sole?
Eh, questo è un post impegnativo.
RispondiEliminaChe parte tranquillo (hai la cucina al piano di sopra?) e finisce triste, con in mezzo il film che altro non è che l'anticamera della tristezza che verrà.
Valerio siamo tutti, pure io sono eterno precario. Non ho pensato ancora di andare via, penso che qualcosa qui ci sia ancora.
Pare esserci, mentre a mancare è l'amore, paradossalmente.
Vedremo.
Nel caso, piano B: scrivo qualcosa. Potrebbe funzionare.
Ah, w la spesa al supermercato.
un momento che amo.
Moz-
non volevo finire triste, un tono così non è neanche tanto nelle mie corde, credo. mi fa sentire strano|nudo. ma ho cominciato a pensare|scrivere, e buh, è venuto tutto un po' da sè per un insieme di cose.
Eliminavoglio pensare anche io che ci sia ancora qualcosa qui, per tutti. e nel caso, piano B, C, Z :)
fare la spesa è un bel momento spensierato anche per me XD e sì, casa mia è su 2|piani, collegati da una scala interna, e con una grande cucina al piano superiore :)
Wow.
RispondiEliminaGran bel post, gran bella scrittura.
Con Daniel ho singhiozzato copiosamente al cinema, e tra l'altro mi è tornato in mente proprio ieri con il film Sole cuore amore che tratta temi simili.
Di Valerio ce ne sono davvero troppi.
Sole cuore amore non l'ho visto, se è tosto come Daniel Blake mi serviranno fazzolettini e oki (piangere mi fa venire mal di testa).
Eliminagrazie per il wow :)
un|tipetto|imbarazzato
"una bolla senza pensieri che profuma di chiacchiere, risate e candele": bello, mi è piaciuto. Anche se naturalmente non è solo questione di "piacere": mi è rimasta dentro anche tanta tristezza, da dividere fra Valerio, te, me, l'umanità sofferente, in questo cazzo di mondo in cui a trionfare sono sempre i bulli, quelli minori che pisciano, e quelli maggiori che non solo cagano quattro miseri soldi quando possono renderti schiavo, ma che a volte quella schiavitù te la fanno pure sospirare...
RispondiEliminaUn saluto e un abbraccio.
mi sento quasi in colpa ad aver trasmesso questo senso di tristezza. se solo la tristezza divisa|condivisa riuscisse ad annullarsi e a ribaltare le cose...
Eliminaciò che scrivi sui bulli della schiavitù è terribilmente vero.
abbraccio ricambiato, zio :)